100 città italiane alla guida dello sviluppo sostenibile UE di Duilio Cangiari e Paolo degli Espinosa

Pubblicato da Duilio Cangiari il

Senza una nuova capacità organizzativa e progettuale delle città non si raggiungeranno gli obiettivi di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030.

Grazie al Governo Draghi,100 città italiane, patrimonio unico in Europa, potrebbero candidarsi per un ruolo economico-sociale di punta, in accordo con la difesa climatica, grazie ai finanziamenti europei Next Generation.

Secondo il Convegno svoltosi il 23 febbraio   presso l’Università Bocconi di Milano, la prospettiva accennata potrebbe essere avviata nei prossimi mesi grazie al nuovo profilo istituzionale del Governo Draghi, già oggi riorganizzato a norma del recente Decreto Legge istitutivo del “Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica”, che prevede la responsabilità diretta del Presidente del Consiglio.

Come afferma Giorgio Galli su Repubblica del 4 marzo, con un bell’ articolo dal titolo “Sorpresa, lo Stato fa politica “, “nell’ emergenza, la politica parla con la voce del suo principale soggetto moderno, appunto lo Stato. Che così ritorna ai propri “fondamentali”.

Galli si concentra sul Covid, uno dei due principali compiti del Governo, mentre, da parte nostra, mettiamo al centro la transizione ecologica e la difesa climatica, sulla scorta   di un progetto basato sul collegamento stretto tra l’intervento climatico e i suoi diretti effetti industriali e occupazionali, con riferimento soprattutto alla riqualificazione energetica di 12 milioni di edifici di abitazione in tutto il Paese.

Occorre infatti estendere al clima e alla transizione ecologica la conclusione di Carlo Galli, per cui “sotto la spinta della pandemia e del confronto tra USA e Cina è venuto il momento che allo Stato si guardi come ad un bene   comune, a una risorsa indispensabile. E che ci si metta all’ opera per dargli quell’efficienza che è garanzia di una decente vita associata”.

Una difficoltà realizzativa è che il tema climatico, che condivide l’origine ambientale con la più recente pandemia, è da decine di anni sede di irrisolte esigenze di attuazione e monitoraggio delle riduzioni delle elevate emissioni soprattutto del settore immobiliare e dei trasporti locali. È stato   insufficiente ed incerto, infatti, il collegamento operativo tra gli obbiettivi formulati a livello internazionale/nazionale, da una parte, e la loro attuazione monitorata sul territorio, dall’ altra.

Mentre i nuovi obbiettivi europei riducono le emissioni del 55% al 2030, appare urgente riformulare con modalità più attrezzate, efficaci, crono – programmate e monitorabili, ciò che negli ultimi 20 anni era approssimativo e non documentato. Occorre dunque creare un sostanziale “contratto di abilitazione “tra il Governo, da una parte e i comuni (città) italiani, dall’altra. La legge di incentivi 110% per il settore immobiliare privato va quindi affiancata da un impegno pubblico di orientamento, regolazione e crono-programmazione in grado di creare una necessaria “certezza dei risultati, valida anche per il settore pubblico.

Sono entrate nel merito, a Milano, le tre relazioni introduttive, quella di Edoardo Croci, coordinatore Bocconi per la Green Economy, di Andrea Zatti, economista di Pavia e la terza   del progettista Paolo degli Espinosa, che ha fornito le quantificazioni e le articolazioni operative necessarie sugli aspetti sia climatici che.

Alla base del progetto, è stata posta la concentrazione nei Comuni di risorse e responsabilità che nel PNRR, Piano Nazionale Ricovero e Resilienza si presentano invece separate. Si tratta, quindi. volendo    attrezzare le responsabilità dei Comuni, di realizzare, in stretta associazione, sia l’allocazione di risorse finanziarie in parte postate in altre “missioni”, che i rilevanti impegni per la loro abilitazione ai nuovi compiti

Il Comune, (o gruppo di Comuni), per accedere al necessario “Fondo” governativo, presenterà quindi un piano   per il “la transizione di abilitazione”, con documentazione tecnica da sviluppare in collaborazione con ANCI – IFEL.

Sul piano quantitativo, secondo la documentazione presentata, dovuta a più autori, occorrono investimenti per 280 miliardi per conseguire nei Comuni 300.000 posti di lavoro per dieci anni, come effetto del massiccio potenziamento dell’ industria dei servizi urbani, basata soprattutto sul settore immobiliare, in secondo luogo sui trasporti locali, poi sull’ economia circolare e altri contributi, tutti da concentrare sulla qualità urbana e la riduzione delle  emissioni, provvedendo a tale proposito, ad almeno la metà degli impegni italiani, con rilevante beneficio anche per la minore spesa dei cittadini.

Attribuendo schematicamente alla Emilia-Romagna una partecipazione proporzionale al numero degli abitanti, si avrebbero circa 20.000 occupati stabili.

Duilio Cangiari Co portavoce Europa Verde Reggio Emilia

Paolo degli Espinosa Fondazione Sviluppo Sostenibile

 

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