IMPEGNO PER LE 100 CITTA’ SOSTENIBILI

Pubblicato da Duilio Cangiari il

Da tempo andiamo dicendo che i Comuni sono i capisaldi per la transizione ecologica.

Nel nostro paese serve un grande impegno corale per raggiungere l’obiettivo di almeno 100 città sostenibili. Questa dovrebbe essere la bussola, a tutti i livelli, a partire dai Comuni. Nei giorni scorsi è stata pubblicata la relazione “Italia Domani, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, un documento articolato e ben strutturato in cui si offre un quadro di insieme del PNRR italiano.

Sono indicati, tra le altre informazioni, i tre obiettivi chiave: affrontare le debolezze strutturali dell’economia italiana, riparare i danni economici e sociali della pandemia, “raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale.

Tre obiettivi importanti a cui sono dedicati cospicui finanziamenti.

Senza trascurare l’importanza delle varie missioni indicate nel documento, vorrei focalizzare l’attenzione sulla Missione 2, quella della “transizione Verde”, a cui sono dedicati 59.5 Mld di € e di cui si è parlato molto in questi giorni in relazione (e in modo fuorviante) agli aumenti delle bollette di gas e luce.

Il PNRR, come si sa, è inserito in un quadro di politiche europee orientate a contenere e nel lungo periodo a invertire i fattori che sono alla base del cambiamento climatico, ciò a partire dalla comunicazione della Commissione Europea del 14 luglio “Flit for 55% EU” che prevede l’impegno per il conseguimento pro quota della riduzione del 55% delle emissioni serra al 2030.

Obiettivo impegnativo e per nulla scontato,

tanto che è diventato virale il “Bla Bla Bla “di Greta Thunberg che, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni commentatori, non rappresenta un moto di disprezzo per la dialettica democratica, ma piuttosto una denuncia efficace, dal punto di vista comunicativo, dell’inconcludenza e delle timidezze dei decisori politici che stentano a varare i provvedimenti che gli stati dovrebbero adottare con urgenza, in tema di cambiamento climatico.

Ora, secondo il rapporto di ENEA 2020 ( Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile ) che ha analizzato in modo approfondito le performance riguardanti la efficienza energetica nel nostro paese, vediamo che i settori che incidono maggiormente sui consumi finali di energia sono: il settore “usi civili” 51,4 Mtep (45%),  il settore dei trasporti con 35,6 Mtep (31%) e infine l’industria con  24,3 Mtep  (21%). (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio)

Secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) le conseguenti emissioni di gas serra per gli “usi civili” ammontano a 81,3 Mtonn, per i trasporti a Mtonn 104,3 e per il settore industriale a 89 Mtonn (milioni di tonnellate)

Considerando che per il comparto industriale sono presenti anche gli ETS – carbon credits o quote di emissione che rappresentano il sistema di scambio delle quote di emissione di gas ad effetto serra, volto a indurre le grandi imprese ad inquinare di meno) e su cui non vi è, a livello locale possibilità di intervento, se vogliamo mettere in campo un progetto credibile che abbia reali ricadute a scala locale e cittadina, occorre prendere come campione realtà urbane della dimensione  da 50.000 a 200.000 abitanti, e con queste mettere in campo azioni condivise e partecipate per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione del 55% al 2030. A tal riguardo i numeri ci dicono che dobbiamo concentrarci prioritariamente sui settori civili e dei trasporti. Infatti, va reso noto che il settore trasporti negli anni ha aumentato costantemente le emissioni, anziché diminuirle, infatti si è passati da 102,2 del 1990 alle 104.3 del 2018.

Perché i comuni e i loro territori devono diventare protagonisti del PNRR in chiave ambientale e climatica?

Perché sono le sedi dei maggiori consumi ed è lì che vanno ridotti.  Ma anche perché nel PNRR, e lo diciamo da tempo, tra le altre cose si dice ad esempio che i consumi energetici degli edifici e di coloro che li abitano, rappresentano più di 1/3 dei consumi del Paese! Senza considerare che la maggior parte del nostro patrimonio edilizio è stata realizzata prima dell’adozione dei provvedimenti legislativi finalizzati al risparmio e al contenimento dei consumi energetici e quindi vi è la urgente necessità di migliorare le loro prestazioni energetiche e antisismiche. Per fortuna il legislatore ha previsto incentivi sino al 110 % per i privati che vogliono migliorare energeticamente le loro case.

Tutto bene, quindi? NO! Infatti, se prendiamo in esame gli obiettivi del piano (PNRR ) leggiamo che il risparmio di energia atteso, grazie ai risultati del superbonus che riguarderà presumibilmente la ristrutturazione di 100.000 edifici, è stimato in 191 Ktep (migliaia)/ anno, con una conseguente riduzione di 667 kton di CO2 / anno. Traguardo assolutamente inadeguato ai fini del raggiungimento degli obiettivi europei che ci indicano mete ben più ambiziose.  (come si nota nel confronto con le quantità sopra menzionate in cui la misura è data da Mtep e Mtonn (milioni). Con buona pace di chi, in questi giorni, sta mettendo in discussione gli incentivi alla ristrutturazione degli edifici.

Per quanto riguarda i trasporti si consideri che la grande quota di consumo energetico si ha con le auto utilizzate prevalentemente nelle brevi percorrenze: casa scuola e casa lavoro.  Di conseguenza sono assolutamente necessari interventi immediati per nuove forme di trasporto pubblico e per la organizzazione di trasporti collettivi a livello locale: tutto questo assume una importanza decisiva, sia come investimento che come creazione di posti di lavoro e di maggiore salubrità per tutti.

In sintesi, si vuole dire che a seguito della inerzia degli ultimi anni, che peraltro si protrae anche al presente, si rende necessaria una accelerazione progettuale, che al momento non si vede, accompagnata da un parallelo cambiamento sia dei contenuti che degli attori in campo. I nuovi contenuti riguardano i comportamenti energetici dei cittadini, e i nuovi attori devono essere i Comuni e il loro territorio, nonché le Regioni per le politiche di area vasta.

Detto ciò, siamo consapevoli che le sfide per le città del futuro sono ampie e di difficile soluzione ma, o si riesce a costruire una proposta che impegni i diversi livelli politici e amministrativi coordinati e in rapporto con il Governo, oppure saremo costretti a sentire altri “Bla, Bla, Bla” più raffinati e più colti certamente, ma di nessun aiuto concreto.

Duilio Cangiari Europa Verde-Verdi Reggio Emilia
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