Investire di più e meglio nella scuola italiana

Pubblicato da Loredana Bertani il


Occorre investire di più e meglio nella scuola italiana. I risultati del Rapporto Invalsi 2019 evidenziano “innegabili motivi di preoccupazione” soprattutto per alcune aree del Paese: a dirlo è il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, alla presentazione dei dati delle prove Invalsi alla Camera, il 10 luglio scorso… Gli operatori scolastici da tempo ne avevamo sentore, tanto da pensare che la vera emergenza sociale di questo Paese sia la scuola! I dati Invalsi rappresentano quella spia rossa che si è accesa e che richiama tutti ad una profonda riflessione sul nostro futuro e su quello delle giovani generazioni. Cosa è successo e cosa sta succedendo alla scuola?  Nonostante le svariate riforme succedutesi negli anni, il processo scolastico non sembra più essere percepito come un ascensore sociale, in grado di migliorare il livello culturale e la condizione economica delle nuove generazioni.

Le famiglie stesse non hanno più piena fiducia nella tradizionale funzione della scuola, ne percepiscono il malessere e per alcune di loro non è più un elemento centrale nella crescita e nell’ educazione dei propri figli. Perché la scuola ha perso importanza nella scala di valori delle famiglie? Questa situazione è sicuramente figlia del nostro tempo, in cui la speranza di un futuro migliore non passa più attraverso il merito, il sacrificio, la fatica e quindi la competenza, la professionalità e il sapere, ma, come in una “commedia all’ italiana”, l’arte dell’arrangiarsi, il tutto e subito, il vedrai che ce la faccio comunque, sono diventati il modo di pensare e di agire di intere generazioni. Questi stanno diventando i veri valori: più che conoscere bene l’italiano, la matematica, la storia, il latino…fa premio un pressapochismo culturale che rasenta l’analfabetismo di ritorno, che i dati Invalsi mettono drammaticamente in luce, evidenziando la difficoltà di tanti nel comprendere semplici testi o nel “ far di conto”, alla fine dell’obbligo scolastico.

La scuola purtroppo sembra essere lo specchio del declino di questo Paese. Una deriva negativa che scientemente  tutti i governi non sono riusciti ad invertire : da decenni non si  investe massicciamente  in edilizia scolastica, vengono  trascurati i livelli di formazione del personale scolastico, si è negato nei fatti un adeguato riconoscimento economico degli insegnanti, oggi tra i più bassi in Europa;  inoltre, paradossalmente si è compresso e ridotto il tempo scuola a fronte di obiettivi scolastici decisamente sempre più alti e complessi , determinando così, sempre più marcate difficoltà negli alunni più deboli;  da ultimo si è chiesto  dalla dirigenza scolastica una funzione prettamente organizzativa e amministrativa, mettendo in secondo piano le fondamentali competenze in ambito pedagogico e didattico. Cosa bisogna fare? Anziché tagliare i fondi alla edilizia scolastica, come inopinatamente ha fatto nei giorni scorsi il governo sovranista, occorre che si attivi un poderoso programma di investimenti nel Sapere, nell’arco dei prossimi vent’anni, tanto è il ciclo formativo di un ragazzo, che veda la realizzazione di edifici scolastici nuovi, dotati delle nuove tecnologie informatiche e dei migliori strumenti in ambito didattico.  Occorre poi perseguire un significativo ampliamento del tempo scuola per tutti, aprendo gli istituti e le scuole anche ad attività che integrino l’operato della scuola tradizionale e siano in grado di attirare l’interesse dei ragazzi e la fiducia delle famiglie, in un processo educativo dai tempi dilatati.

Una scuola che veda dispiegarsi concretamente una lotta senza quartiere all’abbandono scolastico e che faccia di gratuità, vera,  la concreta garanzia dell’espletamento dell’ obbligo scolastico anche per le famiglie con disagio economico.  Da ultimo va perseguito, senza indugio alcuno, l’obiettivo di avere insegnanti più preparati, più motivati e meglio pagati, mettendo in campo un grande piano nazionale di aggiornamento e di specializzazione per tutto il personale insegnante. Solo con una politica di sostegno alle scuole di ogni ordine e grado è possibile invertire la tendenza al declino di questo Paese, che paradossalmente vede 70mila giovani ogni anno fuggire all’estero, in cerca di migliori occasioni di formazione e di adeguate specializzazioni o di impieghi lavorativi all’altezza delle aspettative, dopo tanti anni di studio. Un Paese che invecchia, che perde la parte migliore del mondo giovanile e che non investe a sufficienza nella preparazione di base delle nuove generazioni, non può certo pensare di avere futuro!

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