LA TIMIDA E INSUFFICIENTE “SVOLTA VERDE” DEL MINISTRO COSTA

Pubblicato da Europa Verde Reggio Emilia il


Vogliamo essere ottimisti, nonostante sia forte il rischio di un affossamento del “decreto Verde” del Ministro Costa, perchè è finalmente all’ordine del giorno( con grande e colpevole ritardo dei governi precedenti) e se ne dovrà per forza tenere conto, il tema dei SAD ( Sussidi Ambientalmente Dannosi): si tratta di ben 19,3 miliardi già in bilancio dello stato che a vario titolo producono danno ambientale e sono inefficienti , poiché non internalizzano il danno ambientale e l’ impatto sulla salute e sovvertono il principio “chi inquina paga” che invece diventa paradossalmente  “chi inquina viene pagato”.

Occorre, quindi, intervenire nella distribuzione di risorse già disponibili e quindi certe.

Come evidente a tutti si tratta di un campo ampio e molto delicato, ma la materia e i tempi

d’intervento richiedono la massima chiarezza per evitare contraccolpi negativi, che affosserebbero per molto tempo una strategia dotata di una rilevante doppia valenza, sia ambientale (accordo di Parigi) che economica.

 

Si tratta di incentivare un nuovo sviluppo industriale orientato alla sostenibilità che porterebbe con sé positivi riflessi sulla occupazione, incremento del PIL e riduzione dell’esborso nella bilancia dei pagamenti energetici.

 

E’ apprezzabile, nell’ipotesi di decreto in discussione, la creazione di un fondo appositamente dedicato agli investimenti verdi in cui far confluire le risorse che verranno “riallocate” a seguito della revisione dei sussidi, a beneficio dell’ambiente e del clima.

Quello che non va è da una parte la mancanza di una strategia complessiva da parte del Governo, troppo timida nel definire l’arco temporale, il 2040 è troppo avanti di fronte all’emergenza climatica in atto, e dall’altro la ridotta quota di risorse ipotizzate, due miliardi per il 2020, ci paiono insufficienti e alla fine inefficaci sul piano dei risultati concreti, se si vuole effettivamente perseguire un nuovo progetto industriale- occupazionale all’insegna della sostenibilità.

In definitiva, con i tagli lineari del 10% ipotizzati ai SAD per ogni anno, si rischia di scontentare tutti senza ottenere benefici reali.

Crediamo che si debba e si possa fare di più e soprattutto di meglio!!!

Va quindi chiarito esattamente di cosa si parla, mettendo sul piatto, a fronte di tagli ad alcuni settori, i benefici per la collettività tutta, sia in termini di incremento di occupazione, che di PIL e di salute.

Soprattutto occorre prevedere, ad esempio, una quota di finanziamenti a quegli stessi settori colpiti cui si chiederà, per converso, un forte miglioramento tecnologico e di investimenti che riducano o annullino l’impatto ambientale delle attività e delle produzioni.

Come sosteniamo da tempo vanno individuati i settori strategici su cui fare convergere le risorse che si renderanno disponibili, sempre in un’ottica di miglioramento ambientale e nel rispetto degli obiettivi dell’accordo di Parigi: settori in grado di dare una spinta forte al rilancio dell’economia e tra questi riteniamo sia sicuramente da inserire l’edilizia, il trasporto pubblico e il comparto agricolo.

Recenti studi (XXII Rapporto CRESME depositato alla Camera dei Deputati nel 2014) dicono che investendo in questi settori si avrebbero, 165.000 occupati stabili, un dimezzamento delle emissioni e un beneficio per la bilancia dei pagamenti con rilevante aumento di PIL.

In Germania hanno capito qual è la dimensione del problema e non esitano ad investire 100 mld di €. Pur non raggiungendo quelle dimensioni di investimento in Italia sarebbero disponibili circa 30 mld anno, sufficienti a sostenere la svolta economica occupazionale necessaria e possibile.

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