LA VOCE DI CHI NON HA VOCE

Pubblicato da Duilio Cangiari il

Riflessioni sulla situazione nelle carceri italiane

di Elisa Visentin

La situazione nelle carceri italiane è sconosciuta ad una buona parte di popolazione, che
ne sottovaluta l’impatto sociale e psicologico.
Nelle carceri italiane ci sono 54.609 persone che vivono in condizioni durissime, a volte
disumane. Non dobbiamo dimenticare che sono luoghi abitati da esseri umani; non
devono rappresentare una punizione, ma una possibilità di rieducazione. La rieducazione
ha la funzione di preparare la persona che ha commesso un crimine al rientro in società;
questo nella maggior parte delle situazioni non accade, sia per motivi di carenza di figure
educative all’interno delle prigioni, sia per il sovrannumero di persone che le abitano. In
carcere si sta stretti: mediamente ci sono 112 persone dove dovrebbero essercene 100, e
in alcune carceri se ne contano fino a 200, sempre dove il numero adeguato sarebbe 100.
Il tasso di affollamento medio è del 107,4% (significa che c’è troppa gente per lo spazio
disponibile): in Lombardia raggiunge il 130%, in Puglia il 134%.
Uno degli elementi che confermano la mancata riabilitazione è senz’altro l’altissimo tasso
di recidive; ma, a mio avviso, dice tanto sul tema anche il numero di suicidi che quest’anno
si sono riscontrati. Dall’inizio di questo 2022 si contano 59 persone che hanno preferito
togliersi la vita piuttosto che affrontare il resto della propria pena all’interno del carcere, e
14 solo nel mese di agosto, con una media di uno ogni due giorni; i dati sono nettamente
in aumento rispetto al 2021, che ha contato in totale 57 suicidi. Il tasso di suicidi è 13 volte
più alto dentro che fuori dal carcere. In merito a questo tema sono state fatte delle
proposte per rendere più vivibile la permanenza nelle carceri, tra queste un numero
maggiore di telefonate e videochiamate in carcere, che era fermo a 10 minuti a settimana
dal 1975; durante la pandemia si è visto come garantire più telefonate non mettesse a
repentaglio la sicurezza. Avere il calore di un famigliare o di un caro in un momento di
sconforto può salvare una vita.
Nel giorno 14/09/2022 il Capo del Dipartimento del corpo di polizia penitenziaria ha
rilasciato una circolare per sollecitare gli istituti a garantire il più alto numero di telefonate
possibili.
Un altro elemento da considerare è l’elevato numero di persone con patologie
psichiatriche che hanno commesso un reato a cui non vengono concesse le misure
alternative a cui avrebbero diritto, tra cui la REMS, Residenza per l’Esecuzione delle
Misure di Sicurezza. È emblematico come queste persone pur di non passare un giorno in
più della loro vita all’interno del carcere scelgano di togliersela.
Uno dei tanti esempi è la storia di G.T., giovane ragazzo di 21 anni che secondo il
Tribunale di Milano in carcere non doveva stare. G. T. era detenuto a San Vittore
dall’agosto del 2021 per il furto di un cellulare; nel mese di ottobre il giudice aveva
disposto il suo trasferimento in REMS, in quanto una perizia psichiatrica dimostrava la sua
incompatibilità con il regime carcerario a causa di un disturbo borderline della personalità.
Nella notte del 31 maggio, a otto mesi da quella pronuncia, G. T. si è tolto la vita. Nelle
settimane precedenti ci aveva già provato altre due volte.

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