Per favore non chiamatelo Green New Deal

Pubblicato da Duilio Cangiari il

Sono certamente di interesse le misure previste dal Decreto del Ministro Costa (pecunia Verde non olet) e proseguono nel solco di quanto fatto in questi anni, in modo timido, da diversi governi e che in molti casi sono già superate dalle iniziative di privati e di enti locali.

Niente di nuovo quindi ma perfetta continuità col passato nonostante i proclami sulla grande svolta verde

Il Green New Deal è un’altra cosa. Presuppone una presa di coscienza molto decisa rispetto al problema che dobbiamo avviarci a risolvere con una certa urgenza.

Quando, Roosevelt vince in 42 stati su 48 nelle Elezioni USA novembre 1932 la situazione è molto critica. Serve una soluzione che svolti decisamente e dia impulso all’economia e creazione di lavoro per i cittadini americani. In questo progetto è appoggiato, per il programma economico a piena popolazione, da un brain trust di progetto – composto da due  economisti Rexford G. Tugwell e Gardiner G. Means e un avvocato Adolf A. Berle; in pratica, il brain trust si occupava anche di finanziabilità del progetto, con successo nella pratica, come è noto.

La mente geniale di Antonio Gramsci se ne accorse nei primi anni ‘30, vedi “Il revisionismo gramsciano degli anni Trenta. in “Vita e pensieri di Antonio Gramsci 1926 – 1937” di Giuseppe Vacca, Einaudi. L’autore segnala in particolare la proposta gramsciana di una Costituente ad ampia partecipazione.

Nel 2919, quindi 90 anni dopo, il New Deal appare ancora insuperato, tanto è vero che oggi viene rappresentato nella forma storicamente evolutiva Green New Deal, aggiornata rispetto ai “Limiti della crescita” (Club di Roma ) e, in particolare, rispetto al “problema del Riscaldamento globale”.

Ricordo che senza il New Deal non si potrebbe parlare di Green New Deal.

Nel documento di aggiornamento al DEf il Ministro Gualtieri (non Costa) dichiara “Una delle priorità del Governo è la realizzazione di un Green New Deal, che preveda in primo luogo la realizzazione di un piano di investimenti pubblici sinergici a quelli privati, che si intende stimolare e orientare”. Il punto è proprio questo: non vediamo corrispondere le parole ai fatti. Prevedere 450 ml in tre anni è totalmente insufficiente a corrispondere alle esigenze individuate a parole dal Governo.

Vi è poi il tema dei tempi che appare del tutto sottovalutato nei documenti ufficiali. L’impegno per orientare l’economia italiana verso una nuova prospettiva di creazione di Pil e posti di lavoro nel settore Green e cogliere nel contempo gli obiettivi del di Parigi va attuato obbligatoriamente nel decennio 2020/2030.

Auspichiamo un deciso cambio di marcia a partire dalla legge di bilancio dove andrebbe prevista una norma fiscale per riallocare i Sussidi Ambientalmente Dannosi che, non si capisce perché, essendo appunto “dannosi” ( cioè producono un danno al paese) si vuole continuare a farli pagare ai cittadini italiani fino al 2040……..

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