POLITICA E VERDE: UNA NUOVA STAGIONE

Pubblicato da Europa Verde Reggio Emilia il


IL VERDE E  LA QUESTIONE URBANISTICA E PROGETTUALE –  Il cantiere Conad di via Luxembourg, oggi miseramente deserto a causa del fallimento della ditta incaricata della edificazione dell’ennesimo centro commerciale, rappresenta il caso paradigmatico della difficoltà di conciliare i valori territoriali esistenti, rappresentati in questo caso da un bellissimo viale di querce e da un cuneo di verde ecologico dal grande pregio ambientale, ormai perduto, con i progetti di trasformazione urbanistica della città ; la realizzazione di una nuova rotatoria in via Wagner, che ha comportato il sacrificio di un meraviglioso bagolaro e il conseguente trapianto di un suo gemello, ha  rappresentato invece la difficoltà di progettare opere pubbliche, tenendo conto e salvaguardando il verde esistente; il Progetto Estense che interviene sulla più famosa e importante alberata della città, con la previsione di svariati abbattimenti, è invece l’esempio di un progetto dalle grandi ambizioni. Queste sono alcune esemplificazioni portate alla ribalta dalla cronaca cittadina, ma che sono lo specchio non soltanto della difficoltà della politica ad affrontare con concretezza e corretta sensibilità i temi del verde, quanto della superficialità con la quale si affronta il tema della tutela e della conservazione del verde esistente, da parte di chi progetta opere pubbliche o interventi privati e della difficoltà di chi dovrebbe sovrintendere alla pianificazione e trasformazione urbana.

Vi è certamente del vero nella massima di Lao Tzu che lei cita, ed è certamente vero che questa difficoltà nel cogliere la foresta che cresce è uno dei problemi non risolti della politica, di tutta la politica, non solo quella sull’ambiente. Nello specifico ambientale siamo di fronte ad una drammatica questione culturale che porta da una parte alla sottovalutazione di una diffusa sensibilità popolare che, opportunamente, considera il patrimonio verde della città come indispensabile e taumaturgico antidoto ai mali del vivere urbano e dall’altra tenta di imporre una visione esclusivamente difensiva e oppositiva superata dalla complessità della società umana.

LA POLITICA ha il compito di cogliere e interpretare questa importante sfida della modernità, introducendo nuovi indirizzi amministrativi e nuove modalità progettuali in modo che le attività di trasformazione urbana preservino e tutelino al massimo possibile l’ingente patrimonio ambientale, rappresentato dal verde urbano pubblico e privato. Si tratta di colmare un gap prima di tutto culturale, che deve vedere una nuova stagione amministrativa in cui nuove regole, nuove procedure e rigorose prescrizioni consentano, in futuro, di evitare le attuali conflittualità tra opere, progetti e le giuste attese della collettività. Reggio è indubbiamente una città che, agli occhi del turista o dell’ospite occasionale, colpisce per la bellezza dei suoi tesori storico architettonici, spesso nascosti e poco valorizzati, ma soprattutto impressiona per la presenza di un verde diffuso a partire dai viali alberati, fino ai giardini privati, caratteristici del tessuto urbano maggiormente consolidato. A questo patrimonio si aggiungono i boschi urbani realizzati nel quartiere di San Prospero e nell’Area del Campovolo negli anni 2000, a rappresentare i primi consistenti elementi di quella cintura boscata che avrebbe dovuto abbracciare tutta la città e limitarne l’espansione urbanistica.

LA CURA DEL VERDE – Un patrimonio di verde, a volte poco conosciuto e valorizzato, che richiede diverse intensità e tipologie manutentive, la cui carenza può portare anche a schianti come quello della monumentale sophora situata al limitare della nuova piazza della Vittoria. Se qualcuno ha dovuto imparare qualcosa non sono certo i Verdi che queste cose le sostengono da sempre.

Una maggiore cura e manutenzione del verde è la chiave per avviare la faticosa conciliazione tra la vita di una città in trasformazione e la preservazione e implementazione del patrimonio ambientale rappresentato dal verde diffuso. Per vent’anni si è fatto poco e speso ancora meno. l’assessore all’ambiente e al Verde, Carlotta Bonvicini, ha il compito gravoso, ma necessario, di invertire una tendenza, inaugurando una nuova stagione in cui le aumentate risorse a bilancio per la cura del verde si devono accompagnare ad una forte e qualificata presenza di un pool di tecnici pubblici che supportino la politica dell’assessorato, attraverso rigorose e competenti azioni volte a tutelare, mantenere e implementare il patrimonio verde della città.

In quanto al passato e ai suoi strascichi si procederà, come già si sta lodevolmente facendo, a mitigare, lenire, ridurre i danni ambientali dei progetti ereditati, sapendo che il risultato di un lavoro così difficile e defatigante, potrà conseguire risultati più avanzati, grazie anche allo stimolo e all’azione dei cittadini.

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