Sanità in autunno : a che punto siamo?

Pubblicato da Maria Gabriella Raso il


Il Servizio Sanitario ha mostrato durante la fase 1 la capacità di riorganizzarsi, in tempi relativamente brevi, sul fronte ospedaliero. Basti pensare che, come riportato dalla Protezione Civile, in poco più di un mese i posti di terapia intensiva sono stati incrementati del 79%, mentre quelli nei reparti di malattie infettive e pneumologia sono aumentati di oltre 4 volte.

Anche sul fronte delle risorse umane c’è stata una grande mobilitazione. Sono state infatti reclutate oltre 20.000 unità di personale di prima linea, di cui circa 4.400 a tempo indeterminato e 6.800 a tempo determinato (teniamo in considerazione che, nell’ultimo decennio, abbiamo perso circa 38 mila unità di personale ospedaliero in seguito ai tagli ripetuti). Regioni e aziende sanitarie, inoltre, hanno rivisto interamente la loro organizzazione creando ospedali dedicati al Covid, trasferendo o ampliando alcuni reparti, realizzando percorsi dedicati e acquistando attrezzature.

Altro punto a favore, in merito alla capacità del Sistema di reagire all’emergenza, è indubbiamente la forte dimostrazione di professionalità, dedizione e spirito di sacrificio da parte di medici, infermieri, tecnici e di tutti gli operatori che hanno lavorato in prima linea contro il virus.

Molti esperti, purtroppo, ritengono che l’infezione Covid in autunno possa ritornare a livelli preoccupanti, quindi la domanda principale che come Europa Verde ci poniamo è: il nostro sistema sanitario sarà capace di resistere ad una nuova ondata di contagi?

Più nello specifico, è importante far luce su alcuni aspetti importanti. Innanzitutto la disponibilità di posti letto in terapia intensiva. E’ ormai noto che su scala nazionale sono stati consolidati in modo stabile 3.500 posti in più di terapia intensiva, passando da un numero di 5.179 (pre-emergenza) a 8.679 con un incremento del 70%. Tale incremento quanto ha riguardato la nostra provincia? Allo stesso modo ci chiediamo quale sia la disponibilità di DPI a disposizione dei sanitari, dispositivi che come sappiamo sono fondamentali per evitare la diffusione del virus soprattutto tra gli operatori impegnati in prima linea.

Sono stati stanziati, inoltre, dal governo 241.000.000 euro per ulteriori assunzioni in ambito ospedaliero e SSN di personale, cosi come è previsto un incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica (saranno aumentate le borse in anestesia e rianimazione, medicina d’urgenza, pneumologia, malattie infettive e loro specialità equipollenti). Ci auguriamo che la nostra azienda sanitaria locale abbia predisposto l’assunzione di nuovo personale ospedaliero tramite procedure concorsuali da espletarsi a breve.

Analogamente, bisognerà incrementare e supportare i servizi di assistenza domiciliare, garantendo ai medici di base e al personale infermieristico adeguate protezioni contro l’infezione, anche attraverso gli utili strumenti della telemedicina. Infatti, nel pieno della pandemia, oltre metà delle strutture sanitarie italiane ha introdotto procedure organizzative per consentire ai dipendenti di lavorare in modalità agile. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, il 51% dei medici di medicina generale ha lavorato da remoto e giudica positivamente l’esperienza, sia per quanto riguarda la condivisione delle informazioni che per la capacità di rispondere alle richieste urgenti.

Infine, senza entrare nel dibattito di tutto ciò che è successo durante l’emergenza  (allo stato attuale non siamo nella condizione di poter esprimere un’opinione supportata da dati in merito a ciò che si è verificato nelle strutture protette, su cui stanno indagando le autorità competenti ) quel che è certo è che essa ha riacceso i riflettori su una riflessione già avviata, seppur timidamente, in passato: le RSA sono soluzioni adeguate a soddisfare i bisogni dei nostri anziani?

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