Un investimento epocale per Reggio Emilia?

Pubblicato da Duilio Cangiari il

Ha certamente ragione il Sindaco Luca Vecchi quando sostiene che l’investimento che le aziende Silk EV e gruppo FAW sono intenzionate a fare a Reggio Emilia, rappresenta un fatto epocale per la nostra città.

E, in quanto epocale, va trattato come tale.

Al momento abbiamo solo dichiarazioni a mezzo stampa, niente di più è dato sapere e ancora non sembra neppure perfezionato l’accordo.

In ogni caso per capire bene come questa nuova prospettiva manifatturiera possa incidere sulla vita e sul futuro della nostra città non bastano certamente le considerazioni di quanti si sono affrettati a rendere pubbliche prese di posizione contrarie, adducendo motivazioni classiste sui prodotti, auto elettriche di alta gamma e SUV elettrici per ricchi, tradendo un inguaribile nostalgia classista novecentesca, ormai archiviata dagli uomini e dalla storia.

Se fosse una nuova fabbrica di trattori diesel per i lavoratori della terra andrebbe bene? Si potrebbe obiettare che questa è ancora, fortunatamente, una terra di trattori, la cui produzione continua e che potrebbero trarre beneficio dalle sofisticate tecnologie delle automobili del secondo millennio.

Ci sembra un modo di interpretare le esigenze del territorio fuori contesto, con lo sguardo volto indietro, non in grado di cogliere le nuove frontiere della tecnologia e dei tempi che abbiamo davanti.

Così come è scarsamente sostenibile la posizione di quanti sostengono che certi investimenti vanno bene solo se effettuati in aree da riqualificare. Opinione che ci sentiamo di sottoscrivere ovunque sia possibile e fattibile, ma, come sempre, il principio generale deve fare i conti con la realtà delle cose.

Se corrisponde al vero la necessità di disporre di 380 000 mq di superficie per i futuri stabilimenti, semplicemente mette fuori gioco l’assioma, perché non c’è nessun luogo già costruito e da riqualificare, così ampio a Reggio Emilia.

Vi è poi un altro elemento da considerare e che è tutto politico e cioè la forza contrattuale dell’Amministrazione nei confronti degli investitori.

Ora, al netto di queste considerazioni, viene da domandarsi se realmente la città abbia bisogno in questo momento di un investimento così grande, decisamente fuori scala se rapportato con le altre realtà produttive presenti nel contesto cittadino; un insediamento la cui influenza futura potrebbe essere paragonata a quella che ebbero le Officine Reggiane sulla città degli anni quaranta.

Di fronte a questa prospettiva non possiamo immaginare che la città rimanga passiva, aspettando gli eventi: una buona cosa sarebbe sicuramente quella di interrogare i saperi delle scienze sociali, territoriali e soprattutto ambientali per trarre i necessari elementi di conoscenza predittiva sul mutamento del contesto metropolitano, sulle ricadute non solo economiche, ma soprattutto sociali e ambientali che una presenza industriale di quella portata potrebbe avere sull’intero territorio.

Viceversa, ci dobbiamo anche chiedere se questa opportunità possiamo non coglierla. Perché ricordiamocelo nessuno è andato a proporre questa opzione agli investitori, sono stati loro a fare la prima mossa, scegliendo alla fine la nostra città.

Il tema è talmente importante e decisivo che non può essere demandato unicamente alla discussione tra i vertici delle associazioni economiche e quelli amministrativi della città: deve essere garantita una informazione ampia, capillare e dettagliata su tutti i contenuti dell’eventuale iniziativa industriale, sulle sue ricadute non solo economiche, ma soprattutto sociali e ambientali, proprio perché coinvolge in modo evidentissimo il futuro di tutta la comunità.

Non ci nascondiamo il contesto in cui si inserisce questo investimento: una città che registra una forte spinta sul versante della formazione universitaria, accanto a una rappresentazione del quadro demografico che vede aumentare gli anziani e diminuire i giovani che lavorano, cui va legato, in prospettiva, tutto il tema della tenuta dei nostri servizi sociali.

La città si sta trasformando lentamente, ma in maniera sostanziale e dobbiamo essere in grado di interpretarne il cambiamento.

Ricordiamo anche che Reggio Emilia si trova al centro del bacino padano, una vera e propria camera a gas sul cui risanamento gli strumenti di programmazione economici e ambientali attuali non sono stati in grado di intervenire efficacemente.

Si sta definendo il Piano Urbanistico Generale: non possiamo non convenire sui titoli generali e sulla strategia disegnata. È innegabile che una interpretazione centrata solo sui temi urbanistici però non è più sufficiente. Generosi di buone intenzioni lo sono stati anche altri Piani urbanistici del passato, che poi sono stati traditi, nei loro principi, da una dissennata attuazione.

Chiediamo e ci chiediamo quali saranno le ricadute che questi investimenti avranno sulla città, quali saranno i costi che la città dovrà sostenere e quali saranno i benefici di cui la collettività si gioverà, per poter dire che questa è una vera opportunità.

Perché se è vero che la conversione ecologica deve tenere conto, tra gli altri indicatori, del problema del consumo di suolo, non possiamo dimenticare tutti gli altri fattori. Gli investimenti prospettati in che modo saranno resi compatibili sul versante degli indicatori delle emissioni, della qualità dell’aria, dell’acqua, del clima ecc..? Quali sono le azioni previste, le risorse in campo e gli strumenti attuativi?

Non abbiamo dubbi che un investimento di questa portata sarà valutato dagli investitori in tutte le sue parti ma vorremmo conoscerne i dettagli, anche al fine di evitare di trovarci tra qualche anno con un problema da gestire, anche questo epocale e fuori scala!

Su questo ci si deve confrontare disponendo di tutti gli elementi necessari per una scelta consapevole.

Duilio Cangiari Europa Verde Reggio Emilia

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